Ci sono saluti che non sanno di addio. Sanno di ritorno, di continuità, di futuro.
È con questo sentimento che la famiglia di Matteo ha chiuso la porta verde di Peter Pan ODV per tornare a casa, dopo mesi complessi, intensi, carichi di attese. I risultati delle cure sono stati positivi. I controlli continueranno, e la famiglia tornerà. Ma oggi quel saluto ha il sapore buono delle notizie che fanno respirare più a fondo.
Prima di andare via, Maria Elisa, la mamma di Matteo ha lasciato a Gianna e Marisa, le fondatrici di Peter Pan, una lettera. Parole consegnate con discrezione, come si fa quando si parla di casa. Parole che raccontano cosa significa essere accolti davvero, quando un bambino ha pochi mesi e la vita cambia improvvisamente direzione.
“Avete fatto del vostro dolore la salvezza di centinaia e centinaia di famiglie, ed anche della mia. Non smetteremo mai di essere immensamente grati per tutto questo.”
Matteo aveva appena cinque mesi quando varcò quel portone verde. “Ancora ricordo quando arrivai con Matteo difronte a questo portone verde, aveva appena cinque mesi e lo tenevo forte tra le mie braccia.” A dare il primo benvenuto fu una volontaria, Laura. Un incontro che, col senno di poi, segna l’inizio di un percorso diverso: “con la sua gentilezza, dolcezza e sensibilità non si risparmiò a darci tutte le informazioni e a farci sentire subito nel posto giusto.”
All’inizio, però, nulla sembrava bastare. “In quella giornata, non c’era nulla che potesse darmi sicurezza o trasmettermi calore”, scrive la mamma. Né le pareti colorate, né le stanze curate, né gli altri volti già presenti in casa. La stanza Andromeda, in seconda stella, fu il primo approdo. E lì, tra i bagagli e le lacrime, arrivò la consapevolezza più difficile e più vera: “sono bastati pochissimi giorni per capire che questa era casa, CASA PETER PAN.”
Una casa fatta di routine spezzate e ricostruite insieme. Di “giorni di ricovero estenuanti” e di ritorni attesi. Di sveglie all’alba per il day hospital e di rientri serali, quando qualcuno chiede sempre: com’è andata?
Una casa che profuma di cucina condivisa: “i profumi della cucina, che rappresentavano la composizione delle famiglie in casa, provenienti da paesi diversi”. Una casa dove anche un pasto improvvisato diventa occasione di sorriso.
Le parole della mamma di Matteo, raccontano un’esperienza fatta di fragilità condivisa e sostegno reciproco.
“Rimarranno impressi: i momenti di debolezza condivisi con le altre mamme, che si tramutavano presto in forza per affrontare un’altra giornata. I momenti di autoironia per esorcizzare le giornate di grande stress.i profondi legami che si sono creati con le altre famiglie, oltre il tempo di permanenza in casa, La condivisione e la comprensione immediata con gli altri genitori della malattia dei nostri figli”
E poi i dettagli che restano addosso: “il garrito dei gabbiani quando al mattino spalancavamo le persiane”, i volontari capaci di ricreare leggerezza, i bambini che giocano negli spazi comuni “le grida, il chiasso, le liti, i pianti e le riappacificazioni” perché anche questo è vita che continua.
Tra tutte le frasi, ce n’è una che racchiude più di tutte il senso di questo percorso:
“Matteo è uscito con le sue gambe, perché ha imparato a camminare a casa Peter Pan.”
Camminare, qui, non è solo un gesto fisico. È il simbolo di un tempo attraversato insieme, di una crescita possibile anche nei momenti più delicati. È la speranza concreta che riguarda Matteo e, insieme, tutti i bambini con tumore che oggi sono ancora in cura, tutte le famiglie che abitano quelle stanze, che aprono ogni mattina le persiane, che aspettano notizie, che imparano a resistere.
Il saluto della famiglia di Matteo non chiude una storia. La affida alla memoria di una casa che resta e a un futuro che, passo dopo passo, continua a farsi spazio. 💚












