Tumori negli adolescenti: il tempo che non possiamo perdere

Ogni anno in Italia circa 800 adolescenti ricevono una diagnosi di tumore, secondo i dati di AIEOP.

Non sono numeri grandi, ma raccontano una realtà che esiste e che spesso resta sullo sfondo.

C’è però un dato che colpisce più degli altri. Tra i bambini passano in media circa 40 giorni tra i primi sintomi e l’inizio delle cure. Negli adolescenti questo tempo arriva a circa 140 giorni.

Non è solo una differenza tecnica. È tempo in cui qualcosa si sente ma non viene detto, si nota ma non viene approfondito, si rimanda pensando che passerà.

Perché l’adolescenza è una fase delicata

L’adolescenza è un’età in cui il rapporto con il proprio corpo cambia continuamente. Non sempre è facile capire cosa sia “normale” e cosa no. A volte si tende a minimizzare, a non parlarne, oppure semplicemente non si sa bene a chi rivolgersi. Anche il passaggio tra pediatria e medicina dell’adulto può rendere tutto meno immediato.

In questo contesto può succedere che i segnali arrivino, ma non trovino subito uno spazio di ascolto.

I tumori più frequenti tra i 15 e i 25 anni

I tumori negli adolescenti sono rari, ma ci sono. Le forme più frequenti includono linfomi, leucemie, tumori cerebrali, melanoma e, nella tarda adolescenza, tumori della tiroide e del testicolo. Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi avanti importanti: oggi, nei Paesi ad alto reddito, oltre l’80% dei bambini e degli adolescenti sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Anche in Italia i dati confermano un miglioramento delle percentuali di guarigione.

Consapevolezza e diagnosi precoce

Il tema del tempo è importante. Arrivare prima alla diagnosi può influire positivamente sull’efficacia del percorso di cura.

Non riguarda solo esami e cure. Riguarda anche quanto ci si sente liberi di dire che qualcosa non torna, quanto è semplice trovare qualcuno che ascolti senza giudicare, quanto gli adulti riescono a cogliere quei segnali.

Parlarne con un genitore, con un medico, con un adulto di riferimento può essere un primo passo. Non sempre è immediato, ma restare soli davanti a un dubbio può allungare i tempi.

La diagnosi tempestiva è strettamente connessa alla consapevolezza e all’attenzione che diamo ai cambiamenti del corpo.

Informare e sensibilizzare è parte del percorso. Ed è, a tutti gli effetti, parte della cura.

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