La parola che “cura”

Incontro Padre Umberto in un pomeriggio piovoso. Mi dà appuntamento nella Parrocchia di “Santa Dorotea”, a Trastevere, dove lui è Parroco. Dal 2001 è qui, e ci conosce da sempre. Ha sempre "curato" tutte le nostre celebrazioni, dal Santo Natale, all’inaugurazione della “Stellina di Peter Pan”.
Ci ha sempre seguiti, passo dopo passo. Iniziamo il nostro dialogo parlando delle cose che servono per "vestire" la nostra Cappella. Mi piace dialogare con lui, perché non vuole per forza e solo marcare il dono della Fede che ciascuno di noi ha, bensì parla dei famosi "talenti" che Nostro Signore dona.
La nostra Associazione ha il "talento" dell’accoglienza, del prendersi cura dell’altro, dell’aiutare, ma affinché questa accoglienzasia "completa", c’è bisogno anche di un aiuto religioso.
Padre Umberto paragona la nostra Associazione a un’oasi, dove le famiglie arrivano assetate di vita, bisognose di risposte, certezze, forza per combattere e affrontare la malattia che le sta travolgendo.
E una figura religiosa disponibile, una cappella aperta, un Crocifisso dove "appendere" e affidare i nostri perché; può essere un grande aiuto per chi ne ha bisogno.
L’Associazione può offrire qualcosa di più, per affrontare le paure del quotidiano e del futuro, per sentirsi "curati"… non solo dai farmaci. Una "cura" che ci fa sentire non più soli, non gli unici a cui è capitato… La "forza di Dio", che quando la nostra finisce o supera i limiti umani, ci aiuta ad andare anche dove non pensavamo fosse possibile. Ci salutiamo, dandoci appuntamento all’ultimo sabato del mese, quando celebrerà la Messa nella nostra cappella per le nostre famiglie e per i volontari dell’Associazione, per condividere insieme "un amore" che ci unisce ancor di più.

“Un sabato di fine gennaio, per condividere una preghiera con famiglie e volontari dell’Associaizone, sono arrivata in Cappella insieme a Padre Umberto: le sedie in due file, le stufe accese, alcuni volontari che non incontro spesso, ma solo nelle grandi riunioni… Sul tavolo che avrebbe fatto da Altare mancava tutto, a cominciare dalla tovaglia. Alla Casa ne ho presa una bianca, che è risultata però estremamente corta. Nel frattempo le suore dell’Istituto “Sacro Cuore” avevano dato a Giulia i paramenti per Padre Umberto: le candele, il Vangelo, le ampolle con l’acqua e il vino, e una tovaglia finemente ricamata, sempre corta, ma insieme all’altra hanno coperto il tavolo. Su richiesta del parroco, sono tornata alla Casa e dal giardino ho tagliato gli unici tre ciclamini rimasti ad una pianta, che insieme ad un po’ di foglie e qualche tralcio di edera, il tutto messo in un bicchiere preso in cucina, hanno dato vita ad un bouquet degno di un fiorista (questo l’ho pensato io, ma forse, una volta posto sull’altare, anche gli altri, sapendo da dove venivano quei fiori…). Finalmente inizia la Messa: cantiamo, e piano  piano tutto diventa più raccolto. Io sono accanto alle mamme della “Seconda Stella”, una fila avanti ci sono Gianna e Marisa e davanti a loro i bambini. La celebrazione va avanti con l’intensa e palpabile partecipazione di tutti. Al momento dello scambio della Pace, le mani si cercano in un’unica stretta e la preghiera del Padre Nostro raccoglie in una unica voce quelle di tutti. Mentre il sacerdote piega il Corporale e ripone la Pisside, una voce fioca, subito rafforzata dalle altre, intona un canto che non conosco, in lingua spagnola. Guardo con gli occhi umidi l’Altare davanti a me: è bellissimo!”.

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