Un salotto può diventare uno spazio in cui giocare, muoversi, sperimentare. Un’attività apparentemente semplice può trasformarsi in un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. E anche il movimento può diventare un modo per entrare in relazione quando le parole non bastano.
Nelle Case di Peter Pan anche la riabilitazione entra nella quotidianità dei bambini e delle loro famiglie.
A raccontarci come funziona è Chiara, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, che lavora direttamente con i bambini ospiti.
Chiara, che cos’è la riabilitazione neuropsicomotoria?
«Come terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva mi occupo di accompagnare bambini e bambine nel loro percorso di crescita e sviluppo, attraverso un approccio globale e individualizzato.
Globale, perché tiene conto dei diversi aspetti dello sviluppo: da quello senso-motorio a quello cognitivo-linguistico e relazionale; individualizzato, perché ogni intervento viene costruito a partire dai bisogni specifici del bambino e del caregiver, nel rispetto dei suoi tempi e delle sue caratteristiche».
Ogni percorso, quindi, parte dal singolo bambino: dai suoi bisogni, dalle sue risorse e dai suoi tempi.
Come si svolge concretamente una seduta?
«L’intervento può svolgersi sia individualmente sia in piccolo gruppo: quando alcuni bambini condividono bisogni e obiettivi riabilitativi, lavorare insieme diventa un’ulteriore occasione di crescita, relazione e apprendimento. I salotti della Grande Casa di Peter Pan si trasformano così in spazi di gioco, attività ed esplorazione».
Il gioco diventa così parte del percorso: uno strumento per fare esperienza, muoversi, apprendere e stare in relazione con gli altri.
E la famiglia che ruolo ha?
«Essendo un intervento domiciliare, il lavoro si svolge sempre insieme alle famiglie, coinvolte nel percorso come parte attiva del processo riabilitativo.
Attraverso il gioco, il movimento e la relazione, costruiamo insieme nuove occasioni di esperienza e di apprendimento, valorizzando le risorse di ogni bambino e ogni bambina».
La riabilitazione entra quindi nella vita quotidiana della famiglia e non resta confinata al momento della singola seduta.
Cosa succede quando non si parla la stessa lingua?
Nelle Case di Peter Pan si incontrano famiglie provenienti da Paesi, culture e lingue diverse. Anche questa multiculturalità entra nel lavoro di Chiara.
«A Peter Pan, il lavoro riabilitativo è arricchito dalla pluralità culturale delle famiglie ospiti. Quando le parole incontrano i limiti della lingua, il gioco e il movimento diventano canali di incontro e trasformazione».
Il corpo, il movimento e il gioco possono diventare così un linguaggio condiviso: un modo per conoscersi, comunicare e costruire una relazione anche quando le parole non sono sufficienti.
La riabilitazione psicomotoria nelle Case di Peter Pan parte proprio da qui: dal bambino, dalle sue possibilità, dalla sua famiglia e dal momento che sta vivendo.
Perché durante il difficile percorso di cura oncologica un bambino continua a crescere, imparare, muoversi, giocare e costruire relazioni.
E accompagnarlo anche in tutto questo significa prendersi cura dei bisogni che esistono intorno alla malattia.











